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La dissimulazione della firma nell’accertamento grafologico-forense

L’analisi di una firma sospetta richiede competenze specifiche proprie del Grafologo Forense, professionista chiamato a esaminare non soltanto l’aspetto formale della sottoscrizione, ma soprattutto le modalità dinamiche, strutturali e grafomotorie attraverso le quali il gesto scrittorio viene prodotto.

Nell’ambito giudiziario, tale attività può essere svolta attraverso una Perizia Grafologica, una consulenza tecnica di parte oppure una CTU Grafologica, quando l’esperto viene nominato dal Giudice. Nell’uso comune si parla frequentemente anche di Perizia Calligrafica e di Perito Calligrafo o Perito Calligrafico, espressioni tradizionalmente utilizzate per indicare l’accertamento tecnico finalizzato a stabilire la provenienza di firme e scritture.

 

La dissimulazione della firma e le variazioni naturali della scrittura

Si parla di dissimulazione quando una persona appone personalmente la propria firma, ma modifica volontariamente il modo in cui è solita sottoscrivere, con l’obiettivo di rendere più difficile il successivo riconoscimento della propria grafia.

In una simile ipotesi la firma rimane materialmente autografa, poiché viene effettivamente vergata dal soggetto al quale si riferisce. Ciò che viene alterato è invece il normale modo di eseguire il gesto grafico.

Lo scrivente interviene consapevolmente sulle proprie abitudini esecutive, modificando alcuni caratteri della sottoscrizione per renderla apparentemente diversa dalle firme abituali. L’obiettivo può essere quello di predisporre le condizioni per contestarne successivamente la paternità oppure per sostenere che quella determinata configurazione non appartenga al proprio repertorio grafico.

Il compito del Perito Grafologo consiste nel distinguere una reale modificazione volontaria dalla normale variabilità che caratterizza qualsiasi scrittura spontanea.

Nessun individuo, infatti, riproduce la propria firma in maniera perfettamente identica ogni volta che sottoscrive un documento. Differenze anche evidenti possono dipendere dalla postura, dalla posizione della mano e dell’avambraccio, dalla fretta, dallo stato emotivo, dal tipo di penna, dal supporto utilizzato o dal piano sul quale viene eseguita la scrittura.

Una firma differente dalle altre, pertanto, non è necessariamente falsa né dissimulata.

È proprio in questa distinzione che assume particolare importanza l’esperienza del Grafologo Forense, il quale deve stabilire se le variazioni osservate rientrino nella fisiologica variabilità della mano scrivente oppure rappresentino il risultato di un intervento cosciente diretto a modificare l’abituale configurazione della firma.

 

Come può essere modificata volontariamente una firma

La dissimulazione può essere realizzata attraverso differenti modalità.

Lo scrivente può modificare l’inclinazione delle lettere, aumentare o ridurre le dimensioni della firma, alterarne la larghezza, comprimere o dilatare i grafemi oppure modificare deliberatamente il ritmo della scrittura.

Un soggetto abituato a firmare rapidamente può, ad esempio, rallentare intenzionalmente il movimento per controllare maggiormente la forma delle lettere. In altri casi può verificarsi il fenomeno opposto: lo scrivente accelera il gesto, semplifica le forme o rende volutamente la firma meno leggibile.

Può anche accadere che alcune caratteristiche personali non vengano eliminate, ma siano esasperate. Un movimento abitualmente ampio può diventare eccessivamente esteso; una maiuscola caratteristica può essere ingrandita oppure una particolare inclinazione può essere accentuata.

La persona che tenta di dissimulare la propria firma tende infatti a concentrarsi soprattutto sugli elementi più facilmente percepibili: le iniziali, le maiuscole, l’altezza delle lettere, la larghezza complessiva e gli elementi ornamentali.

Il controllo volontario, tuttavia, difficilmente riesce a coinvolgere con la stessa efficacia ogni componente del gesto scrittorio.

È per questa ragione che una Perizia Grafologica non può limitarsi all’osservazione estetica delle lettere, ma deve approfondire anche raccordi, direzioni, inversioni del movimento, continuità, ritmo e automatismi esecutivi.

Il Perito Calligrafo, o più propriamente il professionista specializzato nell’analisi grafologico-forense, cerca quindi di comprendere non soltanto quale forma presenti una firma, ma soprattutto attraverso quale sequenza motoria quella forma sia stata prodotta.

 

Il livello grafico e gli automatismi che sfuggono al controllo

Uno degli aspetti più importanti dell’accertamento riguarda il rapporto tra controllo volontario e automatismi della mano scrivente.

Quando una persona cerca intenzionalmente di modificare la propria firma, tende a concentrare l’attenzione sugli elementi che ritiene più riconoscibili. Le componenti maggiormente visibili possono quindi essere alterate con relativa facilità.

Molto più difficile è controllare contemporaneamente l’intero insieme dei piccoli movimenti che, dopo anni di pratica scrittoria, vengono eseguiti in maniera automatica.

Un piccolo gancio, una particolare modalità di attacco di una lettera, un raccordo, una inversione del gesto, il taglio della «t», il punto della «i» o un movimento terminale possono riaffiorare nonostante il tentativo di modificazione volontaria.

Questi dettagli assumono particolare interesse nell’ambito della Perizia Calligrafica, perché possono rappresentare manifestazioni profonde delle abitudini esecutive dello scrivente.

Deve inoltre essere considerato il livello grafico generale del soggetto.

Una persona dotata di elevata padronanza scrittoria può intenzionalmente produrre una firma più lenta, rigida o semplificata rispetto al proprio standard abituale. Risulta invece molto più difficile che uno scrivente caratterizzato da modeste capacità esecutive riesca volontariamente a produrre una firma dotata di automatismi e qualità dinamiche superiori rispetto a quelle effettivamente possedute.

Per questo motivo il Perito Calligrafico valuta sempre la sottoscrizione nel contesto dell’intero repertorio scrittorio disponibile, evitando conclusioni fondate esclusivamente sulla somiglianza visiva.

 

Il saggio grafico e il confronto con le firme certe

Per stabilire se una sottoscrizione dissimulata appartenga realmente a un determinato soggetto è fondamentale disporre di un adeguato patrimonio comparativo.

In una CTU Grafologica o una consulenza grafologico-forense è preferibile disporre di numerosi esemplari, possibilmente distribuiti in differenti momenti temporali, così da poter ricostruire la naturale variabilità grafica del soggetto.

Particolare importanza assumono le firme coeve alla sottoscrizione oggetto di verifica, poiché consentono di osservare le abitudini esecutive appartenenti al medesimo periodo storico.

Possono tuttavia risultare utili anche firme anteriori o successive, soprattutto quando sia necessario ricostruire l’evoluzione nel tempo del gesto scrittorio.

Un altro importante strumento dell’indagine è il saggio grafico.

Il soggetto viene invitato a produrre più sottoscrizioni, così da consentire all’esperto di osservare le variazioni spontanee della propria mano.

Il saggio deve però essere interpretato con cautela; chi scrive nell’ambito di un accertamento giudiziario sa di essere osservato e può manifestare tensione, irrigidimento o maggiore controllo del movimento.

Il protrarsi della prova può tuttavia determinare una progressiva diminuzione del controllo attentivo, favorendo la riemersione degli automatismi naturali e dei cosiddetti gesti fuggitivi.

È proprio attraverso l’osservazione di questi fenomeni che il Perito Grafologo può individuare caratteristiche meno facilmente modificabili intenzionalmente.

In tale ambito opera, tra gli altri professionisti del settore, il Dott. Mauro Caminiti, Perito del Tribunale di Roma, nell’attività di analisi tecnica delle firme e delle scritture oggetto di contestazione.

 

FAQ – Sulla dissimulazione della firma

Sì, ma la sola diversità formale non è sufficiente per affermare la presenza di una dissimulazione. Ogni scrivente presenta una fisiologica variabilità grafica e le differenze possono dipendere da postura, velocità, tensione emotiva, strumento scrittorio o condizioni materiali di esecuzione. Nell’accertamento grafologico-forense occorre quindi distinguere le variazioni naturali dalle modificazioni volontariamente introdotte nel gesto.

La modificazione volontaria può interessare l’inclinazione delle lettere, le dimensioni, la larghezza complessiva della sottoscrizione, la velocità, il ritmo, la leggibilità e la forma dei grafemi. Lo scrivente può anche rallentare il movimento, irrigidirlo, semplificare alcune lettere oppure accentuare caratteristiche già presenti nella propria grafia per creare una sottoscrizione apparentemente diversa da quelle abituali.

Il Grafologo Forense non si limita alla somiglianza visiva tra le firme, ma ricerca soprattutto le caratteristiche meno soggette al controllo cosciente. Raccordi, piccoli ganci, inversioni del movimento, gesti terminali, modalità di collegamento e altri automatismi possono permanere anche quando l’autore tenta di alterare intenzionalmente la propria firma. Il giudizio deriva comunque dalla valutazione complessiva e convergente di più elementi, e non da un singolo dettaglio.

Il saggio grafico assume particolare importanza perché consente di osservare numerose sottoscrizioni prodotte direttamente dal soggetto e di ricostruirne la naturale variabilità grafomotoria. Durante le prime esecuzioni il soggetto può esercitare un maggiore controllo sul gesto; con il protrarsi della prova, tuttavia, la ripetizione e l’affaticamento possono favorire una riduzione della sorveglianza cosciente e la riemersione di automatismi, gesti fuggitivi e modalità esecutive personali. Per questo il saggio rappresenta uno strumento particolarmente utile nella Perizia Grafologica quando si ipotizza una dissimulazione della firma.